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Lettera al Papa di un sardo malato di Hansen

Posted By cubeddu On 20 settembre 2013 @ 06:10 In Blog,Chiesa,Chiesa sarda,Persone | Comments Disabled

Sul blog di Chorus  di ieri è stata pubblicata integralmente la lettera che l’amico Antonio Aste ha scritto a Papa Francesco. Il suo desiderio di incontrare il Papa è stato esaudito. A comunicarglielo è stato l’Arcivescovo di Cagliari, mons. Arrigo Miglio (nella foto con Antonio Aste), nel corso di un lungo colloquio che ha avuto con lui – affetto da sessant’anni dal morbo di Hansen – nei giorni scorsi. La lettera di Antonio è molto bella e toccante. Chi lo desidera può leggerla qui di seguito:

Programma della visita a Cagliari di papa Francesco, domenica 22 settembre: alle 9,15 in piazza Yenne l’incontro con i lavoratori e il mondo dell’imprenditoria e alle 10,30 la solenne Messa con l’Angelus nel piazzale antistante la Basilica di Bonaria dopo l’incontro con gli ammalati sul sagrato della basilica. E’ stato deciso inoltre che Papa Francesco incontrerà i poveri della Caritas e un gruppo di carcerati nella Cattedrale di Cagliari nel pomeriggio, dopo un pranzo frugale in Seminario con i vescovi della Sardegna. Tappe quindi dai gesuiti alla Facoltà Teologica alle ore 16.00 per l’incontro con il mondo della cultura e con i giovani nel grande raduno finale del Largo Carlo Felice alle 17.00 prima della partenza per Roma alle 18.30.

 

Mio caro e amato Papa Francesco,

certamente questa mia lettera ti giungerà inattesa, forse ti sorprenderà un pochino, ma sono certo che con la tua grande sensibilità e premura per le necessità dei fratelli, soprattutto dei più deboli e dei più bisognosi di tutto, la leggerai con attenzione e ti sarà di consolazione e di sostegno nel gravoso servizio che sei stato chiamato ad esercitare come Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa universale. Fin dal primo momento della tua elezione, quando ti sei affacciato alla loggia delle benedizioni per presentarti a Roma e al Mondo, ascoltando alla televisione la tua voce, che esprimeva il tuo modo semplice e diretto di comunicare con la gente, mi hai aperto il cuore e mi hai fatto esclamare: che bel dono ci ha fatto il buon Dio! Ci ha dato il Papa giusto per guidare la Sua Chiesa in questi tempi così turbolenti e difficili. Poi, seguendoti ogni giorno attraverso le notizie della televisione, mi ha conquistato il tuo modo di parlare e di rapportarti con le persone: sei sceso in mezzo a noi, sei come uno di noi, sei un Papa che fa sentire il suo affetto, la sua prossimità a chi lo avvicina. E tu con gioia e senza alcun timore ti avvicini a tutti con gesti e modalità finora sconosciute. Mi sono detto più volte: come sarebbe bello per me poterlo avvicinare, conoscere e abbracciare, per dirgli “grazie Papa Francesco, ti voglio bene anch’io”. Ma come fare per realizzare questo mio sogno? Forse sarà difficile.Ti do qualche notizia sul mio conto: mi chiamo Antonio Aste, sono nato in Sardegna, a Carloforte – nella bella isola di San Pietro – il 31 ottobre del 1923, perciò, fra quattro mesi, compirò 90 anni. «Un bel traguardo!», mi dirai sicuramente. E avresti ragione. Il problema è sapere come ho raggiunto questo traguardo, quali strade tortuose e impervie la vita mi ha costretto a percorrere. Da 63 anni combatto una battaglia che mi ha sfiancato, troppo dura per essere portata da fragili forze umane: all’età di 26 anni, nell’Anno Santo 1950, sono stato colpito dal morbo di Hansen (scusami, ma non ho il coraggio di riportarlo col nome con cui sempre è stata ed è tuttora chiamata questa orrenda malattia, che assale e deturpa non solo il fisico, ma cerca di mangiarti anche lo spirito). Per circa un decennio dall’insorgere del male ho trascorso i miei giorni alternando periodi di degenza nel reparto dell’Ospedale SS. Trinità di Cagliari – riservato esclusivamente agli hanseniani – a periodi vissuti in famiglia coi miei cari genitori e con mio fratello. Poi, dal 1960, sono stato ricoverato/internato in modo definitivo in questo reparto, da dove non sono mai più uscito, e dove tutt’ora mi trovo, insieme ad un’altra amica ammalata, che ha contratto la malattia nei primi anni ’50. Siamo gli ultimi due! La mia esistenza – come per tutti coloro che vengono colpiti da questo morbo –  è stata infernale: espulso dalla società, segregato in un luogo opprimente, condannato senza colpe. Questa esclusione sociale che dura da più di sei decenni è pesante da sopportare. È una vita per la quale è difficile trovare il senso! Mio amato Papa Francesco, posso e devo tuttavia confidarti che in questo luogo, dove in molti abbiamo sperimentato il dolore estremo, abbiamo avuto la fortuna di fare esperienza anche di tante espressioni d’amore, che ci hanno sostenuto nei momenti più dolorosi. Anche nell’inferno della vita si può assaporare l’amore. Quello che viene manifestato con gesti semplici, come un sorriso, una carezza, una telefonata, la vicinanza senza paura; gesti che fanno sbocciare un’amicizia vera, che radica profondamente rendendo solido il rapporto. Potrei raccontarti tanti episodi a sostegno di quanto affermo. Mi limito a riferirti di uno, che dura da cinquant’anni, che ha reso possibile la nascita di tante relazioni che perdurano tuttora: il suo nome è don Efisio Spettu. È stato per noi il nostro Angelo Custode, l’unico sacerdote che non ci ha mai abbandonato, che è rimasto sempre fedele all’impegno di seguirci e di non lasciarci mai soli. Così è stato. Don Efisio, per cinquant’anni, ogni mercoledì e per le più importanti festività è venuto a celebrare la messa solo per noi – quando altri preti non mettevano piede nel reparto per paura del contagio. Non è mai mancato all’appuntamento, per noi motivo di grande conforto. È venuto fino a qualche settimana fa, nonostante la grande debolezza causata dalla chemioterapia cui è sottoposto per un cancro che lo ha colpito. E così lui, che svolge il suo ministero come cappellano dell’Ospedale Oncologico di Cagliari, vi si trova ora ricoverato, come tanti altri ammalati. Il prossimo 29 giugno ricorre il 50° della sua ordinazione sacerdotale e spera tanto di avere le forze sufficienti per celebrare la Messa. Noi preghiamo in ogni momento per lui il Signore perché gli dia questa gioia e gli ridoni la salute, anche per continuare a sostenere la nostra vita. È sempre stato un fedele testimone dell’amore e della tenerezza misericordiosa del Padre. Sapessi quanto ti vuole bene! Per concludere, mi sono detto: caro Papa Francesco,  poiché hai deciso di venire a Cagliari il prossimo 22 settembre per pregare la Madonna di Bonaria, forse il mio sogno di incontrarti e di abbracciarti, in compagnia di don Efisio, si può realizzare. Pensa come sarebbe bello! Tu forse un hanseniano qualche volta avrai avuto modo di abbracciarlo, io un Papa non l’ho mai potuto avvicinare. Ora è diverso, il Papa  sei tu Francesco, e il desiderio di incontrarti è veramente grande e sincero. So che mi aiuterai a farlo diventare realtà. Sono certo che vorrà aiutarmi anche il nostro stimato Arcivescovo di Cagliari, mons. Arrigo Miglio, al quale doverosamente trasmetto questa mia lettera. Desidero precisare che ho già avuto l’autorizzazione del primario del reparto a partecipare alla manifestazione in luogo pubblico. Grazie per la tua pazienza e scusami per il disturbo. Ricordaci nelle tue preghiere, noi ci ricorderemo di te nelle nostre. Dio ti benedica, ti accompagni nel tuo ministero e ti aiuti ad essere sempre un Papa Buono, al sevizio soprattutto dei più bisognosi.

Antonio Aste

 

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