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Francesco Ignazio Mannu, il nobile rivoluzionario, di Francesco Squintu
Posted By cubeddu On 22 marzo 2022 @ 07:02 In Blog,Cultura e Scuola,Identità,Istituzioni sarde,Persone,Storia della Sardegna | Comments Disabled
L’ozierese autore di “Procurade ‘e moderare” era di sangue blu ma sposò la causa angioina. Il 28 aprile 2018 – festa di Sa Die de sa Sardigna – il Consiglio regionale ha dichiarato l’nno de “su patriottu sardu a sos feudatarios” inno ufficiale della Sardegna.
“Procurade ‘e moderare, Barones, sa tirannia…”. Sono pochi quelli che in Sardegna non abbiano, almeno una volta nella vita, recitato, cantato o menzionato l’inno Su patriottu sardu a sos feudatarios, in coro nel solco della tradizione vocale isolana, in chiave rock ed etno folk, sul palco di un teatro, con una chitarra in spiaggia o tra le pareti umide di una cantina per dare voce a soprusi, malcontento o magari solo per affermare con orgoglio un senso di appartenenza a sogni di lotta rivoluzionaria.
Aveva le stesse motivazioni, Francesco Ignazio Mannu che scrisse le quarantasette ottave nel 1795, mosso dalla spinta dell’azione ribelle di Giovanni Maria Angioy e, con il popolo alla fame, da un’avversione profonda per le vessazioni dei feudatari. Lo ha fatto, però, da una posizione che, gonfia di tutti i privilegi che la condizione di nobile poteva dargli, forse lo ha reso ancora più grande perché oppositore della sua stessa classe sociale.
Nato il 18 maggio 1758 ad Ozieri, da Don Giovanni Michele e da Donna Margherita Roych Alavana, Don Francesco Ignazio Mannu Roych fa parte di una nobiltà che tra il XVIII e il XIX secolo intreccia i Tola, i Mannu, i Grixoni, i Touffany ed eleva il rango della città, riconosciuta tale da re Carlo Alberto nel 1836.
Passa quasi tutta la sua vita a Cagliari dove diventa Giudice della Reale Udienza e forse si sposa con tale Donna Maria Ignazia Guirisi Satta ma non ha figli e alla fine della sua esistenza terrena, lasciando sconcertata la famiglia, dona tutti i suoi averi allodiali all’Ospedale di Cagliari, mentre quelli legati al fidecommesso majorascale tornarono all’erede prossimiore, il nipote Don Antonio Michele Mannu Manca.
La storia ufficiale racconta questo e tanto altro ma è un discendente, l’avvocato Don Enrico Tola Grixoni, deceduto un anno fa ad aggiungere particolari, a rimescolare alcune carte e fornire sull’operato del Mannu, un punto di vista differente, dopo aver scoperto una lettera della bisnonna Donna Gerolama Mannu Touffany, morta nel 1926, pronipote di Francesco Ignazio e ultima rappresentante della famiglia nella linea primogenita. «Dalle carte di famiglia trascrivo una lettera, forse l’ultima, scritta dal prozio Francesco Ignazio Mannu al padre suo Giovanni Michele, mio bisavolo» scrive Donna Gerolama per poi riportare la nota seguente: «Carissimo Padre, per la nota quistione reitero ancora una volta le mie precedenti richieste e Vi supplico di volerle esaudire. Voi potete, se non tutto, di certo molto e il nostro beneamato Sovrano, per la grande stima che ha di voi e per l’amicizia di cui Vi onora non potrebbe rifiutarvi una grazia per Lui sì piccola. Un titolo di Conte o di Barone su un qualunque fondo magari ricavato sui Vostri terreni di Castro in Oschiri, o dove vorrà, non Vi verrebbe negato e a me che sono il Vostro primogenito assai gioverebbe nella carriera che ho intrapreso al servizio del nostro amato Re. Cagliari addì VII sett. 1786».
Non c’è traccia di risposta alla missiva e nove anni dopo la richiesta dell’ambito titolo, Mannu scrive l’inno. «Non ho reperito tra le stesse carte familiari una risposta a questa lettera che se vi fu, certo non dovette soddisfare Francesco Ignazio il quale si vendicò non lasciando ai parenti Mannu che pochissimi beni del suo ingente patrimonio. So però – conclude Donna Gerolama – che chiese a mio padre di far sì che venisse sepolto avvolto nella toga di giudice della Reale Udienza. Sassari lì 4 aprile 1913».
La Nuova Sardegna, 15 marzo 2022
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