La storia dei sardi è storia di centinaia di comunità, ciascuna ben individuata e distinta, ciascuna simile alle altre poste nel territorio circostante. Studiare ciascuna di esse significa acquisire i dati comuni che formano l’identità di un popolo e quell’elemento specifico che ciascuna comunità apporta al patrimonio collettivo. Tutte sono quindi degne di interesse allo stesso modo. Seneghe, ad esempio, è stato in passato un villaggio posto ai confini del Giudicato di Arborea, un luogo di incontro di persone, linguaggi, forme espressive. Faceva parte del distretto amministrativo e giudiziario della Parte, o Campidano, Milis. E’ stata sempre molto legata ad Oristano, la capitale del Regno. La cultura di questa comunità è cultura di incontro, di fusione di elementi diversi che hanno contribuito a formare la mentalità e i comportamenti. Alla Sardegna ha dato, oltre a figure di personaggi di statura significativa, una forma di canto a ballo che la distingue: una creazione collettiva che tutti i seneghesi sentono come propria.
In occasione di Monumenti Aperti è stato convocato un incontro in cui tutti i cittadini sono invitati ad esprimere un parere, porre domande, indicare nuovi filoni di ricerca oltre quelli esplorati nel libro di Mario Cubeddu “Un riparo dalla tempesta. Storia di Seneghe in età moderna 1600-1850”.
Non muterà presto la fisionomia assunta dalla politica italiana. Le nuove divisioni si incontrano con altre più antiche. Non si tratta di un fuoco di paglia.
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Nella foto: Anna Cristina Serra e Bachisio Bandinu rivolgono l’ultimo pubblico saluto a Paolo Pillonca al termine della cerimonia religiosa nella chiesa parrocchiale di Seui. *Santu Pillimu è la località dove sorge il camposanto di Seui.
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Come sa chi ci conosce, forniamo ai nostri quattro lettori dei testi che contribuiscano a capire i fatti che ci riguardano come sardi. Questo di oggi è particolarmente utile come ‘occhiale’ per leggere ed agire ‘da sardi’ nella presente crisi italiana.
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Est mortu nonteste, de una chida istaiat mare meda. Sa cultura sarda e sos Sardos Liberos seus in lutu. Est unu de nois, de sa Fondatzione Sardinia.
SANT’AGOSTINO: “La morte non è niente…”
La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.
SANT’AUSTINU: “Sa morti no est nudda…”
Sa morti no est nudda. Seu isceti andau a s’àtera parti: est comente chi sia cuau in s’aposentu a costau. Deu seu sèmpiri deu e tui ses sèmpiri tui. Su chi fureiaus primu s’unu po s’àteru seus ancora. Tzerriamì cun su nòmini chi m’asi sempri donau, su chi prus t’est in su coru; chistionamì in sa matessi manera afàbbili chi as imperau sempri. No mudist tràgiu de boxi, no sias ni sériu ni tristu. Sighi a erriri de su chi si fiat erriri, de cussas cosixeddas chi si praxiant meda candu furieiaus impari. Prega, fai unu scaringiu de laras, pentzamì! Su nòmini miu siat sèmpri fueddu de domu che a primu: naraddu chene mancu una pimpirida de umbra o de tristura. Sa vida nostra sighit a tènniri su significu chi at sèmpiri tentu: est sa própiu de primu, sodigat che a sèmpiri, nudda si truncat. Poita ia a dèpiri èssiri foras de is pentzamentus tûs e de sa menti tua? Isceti poita no mi podis biri? No seu aillargu, seu a s’àtera parti, propiu girada sa contonada. Abarra trancuillu, andat totu beni. As a torrai a agatai su coru miu, nd’as a torrai a agatai sa ternura purificada. Strexidì is làgrimas e no prangias, chi m’istimas: su scarìngiu de ia laras tuas est sa paxi mia. (trad. ANNA CRISTINA SERRA)
Sassari, 27 aprile 2018, piazza Santa Caterina: una scena dell’adattamento de “La Caduta dell’inquisitore” da parte di Arza Teatro.
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